Lección 1 de 10 · Prima di aprire la Bibbia

Perché interpretare la Bibbia?

La Bibbia è stata scritta per noi, ma non a noi: per questo ogni lettore interpreta. La domanda è se lo fa bene.

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🎯 Obiettivi

Al termine di questa lezione saprai:

  • spiegare perché ogni lettore della Bibbia, anche senza accorgersene, la interpreta;
  • distinguere i due passi dell’interpretazione: che cosa il testo significava e che cosa significa;
  • riconoscere nei credenti di Berea il modello di lettura che seguiremo in tutto il corso.

📖 Ricevi

Leggi con calma, se possibile ad alta voce, questi due brani:

“Or questi furono più generosi di quelli di Tessalonica, in quanto che ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando tutti i giorni le Scritture per vedere se le cose stavan così.” — Atti 17:11 (Riveduta 1924)

“E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo concernevano.” — Luca 24:27 (Riveduta 1924)

Leggi poi il racconto di Filippo e del funzionario etiope in Atti 8:26-40. Fermati sulla domanda di Filippo e sulla risposta dell’uomo: è la domanda da cui parte questo corso.

🔍 Esamina

Una domanda che tutti ci siamo fatti

Il funzionario etiope era un uomo istruito, aveva in mano il rotolo del profeta Isaia e lo stava leggendo con attenzione. Eppure, quando Filippo gli chiede se capisce ciò che legge, risponde con sincerità che non può capirlo se qualcuno non lo guida (Atti 8:30-31).

Forse anche tu hai provato la stessa sensazione. Leggi un capitolo del Levitico, una visione di Daniele o una parabola di Gesù, e ti accorgi che le parole sono chiare ma il senso ti sfugge. Non è un segno di poca fede. È il segnale che stai facendo la cosa giusta: stai prendendo sul serio il testo.

Scritta per noi, ma non a noi

La Bibbia è Parola di Dio per ogni generazione, quindi anche per te. Ma i suoi libri sono stati scritti prima di tutto per altri lettori: israeliti nel deserto, esuli a Babilonia, credenti di Corinto o di Roma. Possiamo dire così: la Bibbia è stata scritta per noi, ma non a noi.

Tra noi e i primi lettori ci sono almeno quattro distanze:

  • la lingua: l’Antico Testamento è scritto in ebraico (con alcune parti in aramaico), il Nuovo in greco. Ogni traduzione è già una prima interpretazione;
  • la cultura: usanze, modi di dire, rapporti familiari e sociali molto diversi dai nostri;
  • la storia: imperi, guerre, feste e luoghi che i primi lettori conoscevano bene e noi no;
  • il genere letterario: un salmo non si legge come una lettera, e una profezia non si legge come un racconto.

Facciamo un esempio. Paolo chiede ai credenti di Roma di salutarsi gli uni gli altri con un santo bacio (Romani 16:16). Dobbiamo introdurre il bacio all’ingresso di ogni culto? Oppure Paolo ci sta insegnando qualcosa di più profondo: l’affetto fraterno, sincero e santo, espresso nella forma che una cultura riconosce? Per rispondere non basta leggere: bisogna interpretare.

Tutti interpretiamo

A volte si sente dire: “Io non interpreto la Bibbia, la leggo e basta.” In realtà è impossibile. Appena leggi, la tua mente dà un significato alle parole, collega le frasi e le applica alla tua vita. Lo facciamo continuamente anche nella vita di tutti i giorni: con un messaggio, uno sguardo, una notizia.

La vera domanda quindi non è se interpretiamo, ma se interpretiamo bene. Leggere senza un metodo non ci rende più fedeli. Ci rende solo più esposti a vedere nel testo ciò che vogliamo vedere.

Che cos’è l’ermeneutica

La parola che useremo per questo lavoro è ermeneutica. Viene dal greco hermēnéia, che indica l’atto di spiegare, tradurre, rendere comprensibile un messaggio. Nel Nuovo Testamento un termine della stessa famiglia compare proprio in Luca 24:27, dove Gesù spiega le Scritture ai discepoli.

Applicata alla Bibbia, l’ermeneutica comprende due passi:

📌 I due passi dell’interpretazione

  1. Esegesi (dal greco “trarre fuori”): scoprire che cosa il testo significava per l’autore e per i primi lettori. Lì e allora.
  2. Applicazione: capire che cosa quel significato significa per noi oggi. Qui e ora.

L’ordine conta: prima ascoltiamo che cosa Dio ha detto, poi chiediamo che cosa ci sta dicendo.

Il diagramma mostra il percorso completo: si parte dal testo, si scopre che cosa significava allora, e solo dopo si arriva alla vita di oggi.

flowchart LR
  T["📖 Il testo"] --> E["🔍 Esegesi: lì e allora"]
  E --> P["💡 Il messaggio di Dio"]
  P --> A["🙏 Applicazione: qui e ora"]
  T -. "scorciatoia da evitare" .-> A

La freccia tratteggiata è la tentazione più comune: saltare dal versetto alla nostra situazione, senza passare per il suo significato originale.

Saltare il primo passo è il modo più comune di sbagliare. Se applichiamo un versetto senza averlo capito nel suo contesto, rischiamo di fargli dire ciò che non ha mai detto.

Pensa a Filippesi 4:13, dove Paolo dice di poter ogni cosa in Colui che lo fortifica. Spesso lo si cita prima di una gara o di un esame, come una promessa di successo. Ma se leggi i versetti precedenti scopri che Paolo sta parlando di come ha imparato a essere contento sia nell’abbondanza sia nella povertà. Il suo messaggio è ancora più forte: in Cristo possiamo affrontare qualsiasi situazione, anche quella in cui non vinciamo.

Più di una tecnica: un atteggiamento

Le regole e gli strumenti sono importanti, e li impareremo. Ma interpretare la Bibbia non è solo applicare una formula. È soprattutto un modo di porsi davanti al testo:

  • ascoltare prima di parlare: Giacomo ci invita a essere pronti ad ascoltare e lenti a parlare (Giacomo 1:19);
  • lasciarsi interrogare: prima di essere noi a esaminare il testo, è il testo che esamina noi;
  • mettersi nei panni dei primi lettori, con rispetto ed empatia;
  • avere pazienza: la comprensione cresce col tempo, come la luce dell’alba che aumenta fino al giorno pieno (Proverbi 4:18);
  • restare umili: la Scrittura è senza errore, la nostra interpretazione no.

Il modello di Berea

È qui che entrano in scena i credenti di Berea. Quando Paolo e Sila arrivano nella loro città, li ascoltano con entusiasmo: non sono scettici né diffidenti. Ma non si fermano lì. Ogni giorno aprono le Scritture per verificare se ciò che hanno sentito è vero. E Luca, sotto la guida dello Spirito, li loda per questo.

Da loro prendiamo i tre passi del Metodo BereaWay, che svilupperemo nel secondo modulo:

  1. Ricevi: accogli la Parola con un cuore aperto e collocala nel suo mondo.
  2. Esamina: studia con attenzione che cosa dice il testo e come lo dice.
  3. Collega: leggi ogni parte alla luce di tutta la Scrittura, che rende testimonianza a Cristo, e portala nella tua vita.

🔗 Collega

L’interpretazione non è un’invenzione moderna: attraversa tutta la Bibbia.

  • Neemia 8:8: al ritorno dall’esilio, i leviti leggevano la Legge al popolo, ne spiegavano il senso e aiutavano tutti a capire ciò che veniva letto.
  • Luca 24:27: Gesù stesso spiega le Scritture, da Mosè ai profeti, e mostra che parlano di Lui.
  • Atti 8:30-35: Filippo parte dal brano di Isaia che il funzionario sta leggendo e gli annuncia Gesù.
  • 2 Timoteo 2:15: Paolo chiede a Timoteo di essere un operaio che non ha di che vergognarsi, perché maneggia con precisione la parola della verità.
  • 2 Pietro 3:16: Pietro ammette che nelle lettere di Paolo ci sono cose difficili da capire, che alcuni travisano.

Il filo comune è chiaro: Dio ha scelto di parlare attraverso un testo, e ha chiamato il suo popolo a leggerlo, capirlo e spiegarlo con fedeltà. Al centro di questo cammino c’è Cristo, la Parola fatta carne.

🙏 Applica

Prenditi qualche minuto, da solo o con il tuo gruppo di studio:

  1. Ripensa a un versetto che ti è sembrato difficile o che hai sentito spiegare in modi diversi. Quale delle quattro distanze (lingua, cultura, storia, genere) potrebbe spiegare la difficoltà?
  2. Quando leggi la Bibbia, tendi a saltare subito all’applicazione (“che cosa dice a me?”)? Che cosa cambierebbe se ti chiedessi prima “che cosa diceva a loro?”
  3. Quale atteggiamento dei credenti di Berea senti più lontano da te: l’entusiasmo nel ricevere o la costanza nell’esaminare?
  4. Chiedi al Signore, con parole tue, un cuore pronto ad ascoltare la sua Parola e umile nel lasciarsi correggere.

📚 Approfondisci

  • Leggi per intero Atti 17:1-15 e confronta l’accoglienza del Vangelo a Tessalonica e a Berea.
  • Leggi Neemia 8:1-12 e nota che cosa produce nel popolo la comprensione della Parola.
  • Per chi desidera un testo di approfondimento: Gordon D. Fee e Douglas Stuart, How to Read the Bible for All Its Worth (Zondervan), un classico accessibile sull’interpretazione dei generi biblici.

Nella prossima lezione affronteremo una domanda decisiva: chi custodisce la chiave del significato? L’autore, il testo o il lettore?

✅ Verificación

1. Che cosa significa l'espressione «la Bibbia è stata scritta per noi, ma non a noi»?
2. Quali sono i due passi dell'interpretazione biblica?
3. Secondo Luca 24:27, chi è il primo grande interprete delle Scritture presentato nel Nuovo Testamento?
4. Che cosa facevano i credenti di Berea, secondo Atti 17:11?
5. Quale atteggiamento è più importante per interpretare bene la Bibbia?